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Si ringrazia Salvatore Merlo per aver reso possibile
questa procedura tramite tribunale...

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Qui di seguito troverete documentazione a disposizione di tutti e in forma gratuita che vi verrà spedita sempre previa autorizzazione in quanto sono presenti dati sensibili dei minori i passaggi  a seguire sono di spiegazione

Nel 2014 la famiglia Merlo si rifiuta di firmare l'atto di nascita della bambina in quanto l'ufficio anagrafe voleva scriverla con la grafia maiuscola ; tale rifiuto ha comportato la segnalazione alla procura della Repubblica, intervenuta come da prassi per la tutela del minore.


La determinazione della famiglia nel capire che ci fosse qualcosa nel sistema che non andasse ha portato alla firma di un documento cardine da parte del comune, ossia di dichiarare che il nome e cognome maiuscolo della bambina è FINZIONE GIURIDICA.

La determinazione della famiglia e le ricerche (in vari gruppi di studio) hanno
prodotto un documento consegnato direttamente al procuratore della Repubblica.

 Insieme all 'Avvocato di famiglia, la famiglia Merlo ha spiegato le varie ricerche trovate ed è stata fatta una Memoria di costituzione per la bambina  con ricorso d'urgenza.

 A seguito di questo procedimento si è evitato che la bambina fosse iscritta come società ma bensì come essere umano.

Qualora i gruppi di studio volessero essere menzionati contattate il sito di supporto Grazie.

Elenco dei documenti al fine di iscrivere vostro figlio in modo corretto nei registri anagrafici

  1. Dichiarazione di nascita del figlio ( art 46 comma 1 lettera h del D.P.R. 2000 N 445)
  2. Esistenza in vita
  3. Richiesta di iscrizione anagrafica al comune (ordinanza del tribunale penale di milano)
  4. Disconoscimento attestazione nascita( fà riferimento al certificato di assistenza al parto)

Si ringrazia anticipatamente la presidente, per  il progetto Homeschooling per ulteriori informazioni visitate il sito

Erika Di Martino, madre di quattro figli che non sono mai andati a scuola si occupa di Educazione e Homeschooling da anni. E’ la fondatrice di educazione parentale. 

L'argomento che trattiamo è come sia possibile istruire i propri figli fuori dall'ambiente scolastico e perchè

La Libertà è dentro ognuno di noi.

           

E’ legale non mandare i propri figli a scuola?

Si, in Italia è legale per i genitori non mandare i propri figli a scuola e scegliere di istruirli personalmente

L’articolo 34 della Costituzione Italiana recita: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. Quindi è l’istruzione ad essere obbligatoria, ma non la scuola. Inoltre l’articolo 30 recita: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. Sottolineando che l’istruzione dei propri figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato. Educare i vostri figli a casa, dovete inviare una comunicazione scritta alla direzione didattica di vostra competenza ogni anno per l '’anno successivo.

 Le Circolari Ministeriali che definiscono gli esami obbligatori non   si basano su alcuna legge, quindi non possono essere vincolanti per il cittadino. L’esame annuale non può essere accettato o considerato un metodo corretto di verifica dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Perché le famiglie scelgono di non mandare i propri figli a scuola? 

Le motivazioni sono molteplici: possono essere di natura religiosa, linguistica, di salute, oppure semplicemente perché si vuole dare ai propri figli un’educazione personalizzata che soddisfi le necessità, le passioni e i tempi del singolo. Alcune famiglie educano a casa per evitare che i propri figli subiscano il bullismo e l’esposizione al clima oppressivo e competitivo della classe. Altre ancora scelgono l’homeschooling perché non vogliono delegare ad altri il compito fondamentale di educare i propri figli.

Le famiglie che scelgono l’Educazione Parentale istruiscono i propri figli con amore e dedizione, il loro lavoro è da considerarsi alla pari con quello svolto dagli insegnanti nelle scuole, e proprio per questo vanno accolte con rispetto e apprezzamento. Sia queste famiglie che le istituzioni stanno lavorando al nobile compito di aiutare le nuove generazioni a ottenere un successo formativo, promuovendo lo sviluppo della personalità nelle sua integralità.


Senza scuola si socializza?

Innanzitutto bisogna chiedersi che tipo di socializzazione sia quella che vivono i bambini a scuola. Essere chiusi in un edificio, confinati in una classe di bambini che hanno tutti  la stessa età, dove bisogna stare seduti per la maggior parte del tempo e dove si deve persino chiedere il permesso per andare in bagno, non rappresenta lo scenario ideale per socializzare. Inoltre ogni classe può contare episodi di bullismo più o meno gravi, situazioni di competitività esasperati e una generale ricerca di status futili e dannosi (per esempio: giocattoli, vestiti, linguaggio volgare, tabagismo, sessualizzazione precoce). Questi sono tutti esempi di una socializzazione “malata” a cui molti genitori rifiutano di sottoporre i propri figli. 

Mentre gli scolari socializzano in un ambiente controllato e artificiale, i bambini educati a casa vengono in contatto con la società, con il mondo intero, e interagiscono con esso in prima persona. Un homeschooler si trova a confrontarsi con persone di tutte le età, in molteplici contesti.

I genitori sono in grado di insegnare?

Da milioni di anni gli esseri umani tramandano le loro conoscenza dai genitori ai figli, in passato coloro che erano definiti insegnanti e che quindi facevano questo mestiere erano pochi. A ben vedere è la scuola come la si intende oggi ad essere una cosa recente!  E’ da sempre stata la famiglia ad occuparsi dell’istruzione dei propri figli, l’intromissione dello Stato in questo compito risale ai tempi della Rivoluzione Industriale. 

Oggi si pensa che per poter insegnare bisogna passare molti anni della propria vita preparandosi a farlo, passando innumerevoli test che spesso non sono in grado di valutare la reale abilità del candidato a insegnare, questo processo crea degli “insegnati qualificati” che però troppo spesso non lavorano per vera vocazione. Per trasmettere conoscenza bisogna innanzitutto stabilire un rapporto positivo con la persona alla quale ci si sta relazionando, infatti mostrare come si fa qualche cosa è meglio di raccontarlo e la pratica diretta è ancora più utile.

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